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Premio 2019

A Roccaraso la presentazione del Premio Giustolisi 2019

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COMUNICATO STAMPA

Premio Giustolisi, l’8 Settembre manifestazione a Roccaraso

L’edizione 2019 del ‘Premio Giustolisi. Verità e Giustizia’, in memoria del giornalista Franco Giustolisi, si terrà l’8 settembre a Pietransieri (Roccaraso) con una cerimonia commemorativa al Sacrario dei Limmari e la deposizione di una corona di fiori ai caduti nell’eccidio nazista avvenuto il 21 novembre 1943. La manifestazione che gode del patrocinio della Presidenza del Senato e della Camera dei Deputati, inizialmente prevista per il 15 giugno, è stata posticipata all’8 settembre anche in concomitanza con il 76° anniversario dell’Armistizio.

Il sindaco di Roccaraso, Francesco Di Donato, annunciando la nuova data della manifestazione ha spiegato che si tratta “di una coincidenza che rende ancora più profonda la riflessione collettiva. Un motivo in più per ricordare insieme la figura di un grande giornalista che si è sempre battuto dei temi più importanti della vita civile italiana”. Quest’anno si ricorda quanto è avvenuto 76 anni fa in località bosco di Limmari, quando i soldati tedeschi trucidarono 128 persone inermi, tra cui 60 donne e 34 bambini al di sotto dei 10 anni, e molti anziani, senza motivazioni documentate, ma per il semplice sospetto che la popolazione civile sostenesse i partigiani.

Il Premio ha il patrocinio della Presidenza del Senato e della Camera dei Deputati, del CoReCom, dell’Ordine Nazionale Giornalisti, dell’Ordine Regionale d’Abruzzo, della Fondazione Murialdi, di Fnsi, Inpgi e Casagit.

La giuria è formata da Sandra Bonsanti (presidente), Daniele Biacchessi, Marzio Breda, Vittorio Emiliani, Silvia Garambois, Livia Giustolisi, Bruno Manfellotto, Virginia Piccolillo, Vittorio Roidi, Marcello Sorgi, Luigi Vicinanza, Lucia Visca.

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“La Guerra in Casa”
Regia di Fabrizio Franceschelli e Anna Cavasinni

L’ECCIDIO DEI LIMMARI – alcuni cenni storici

Il 10 giugno del 1940 l’Italia dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra. Chi annuncia la fatale decisione è il dittatore Benito Mussolini. Chi firma e approva per tutti i sudditi italiani è il re Vittorio Emanuele III. La popolazione esulta. Del resto il Regime Fascista, dopo la guerra vittoriosa contro l’Etiopia, è all’apice dei consensi. Ma l’effetto immediato dell’entrata in guerra consiste in una serie di bombardamenti e cannoneggiamenti dei porti di Genova e Taranto da parte degli Inglesi che danneggiano un gran numero di navi da guerra italiane.

L’attacco italiano alla Grecia, del 28 ottobre del 1940, si rivelerà un disastro, perché la resistenza opposta sarà superiore alle aspettative dei generali italiani e solo l’intervento tedesco tirerà fuori dai guai la nostra armata. Quando poi Hitler, a giugno del ’41, scatena l’operazione Barbarossa, l’invasione della Russia, anche qui per l’esercito italiano è una catastrofe. Partono nel 1941 il C.S.I.R. e, l’anno successivo, le tre Divisioni Alpine dell’ARMIR. I 230 mila ragazzi dell’Ottava Armata italiana sono annientati dal freddo, dalla fame e da un esercito russo che schiera oltre 10 milioni di soldati. In una steppa gelida di 800 km da percorrere a piedi, a 40° sotto zero, muoiono 85 mila giovani italiani. Tanti altri, rimasti per tutta la settimana di Natale in prima linea, subiscono l’amputazione degli arti inferiori. Fra di essi centinaia sono Alpini abruzzesi del Btg. L’Aquila.

Poi anche quei militari partiti per assicurare alla propria famiglia il “posto al sole”, convinti dalla retorica fascista di poter conquistare l’intero Mediterraneo, sono costretti ad attaccare con la baionetta i carri armati angloamericani. Si immolano nei campi di battaglia infuocati dal sole del deserto e, infine, si arrendono il 13 maggio 1943 in Nord Africa, lasciando sul campo i sogni e migliaia e migliaia di morti, feriti e prigionieri.

Tra il 9 e il 10 luglio l’esercito delle Forze Alleate anglo-americane sbarca in Sicilia, ponendo fine all’utopia imperiale fascista. Gli Americani, dopo la dura battaglia di Gela, conquistano la parte occidentale dell’isola. E intanto gli Inglesi avanzano su Catania. L’esercito italiano, tranne qualche sporadico tentativo di resistenza, si arrende in massa. Il contraccolpo a Roma è forte e d’improvviso la disfatta si mostra in tutta la sua evidenza.

Mentre si succedono i bombardamenti della capitale, il Re Vittorio Emanuele III fa arrestare Mussolini e si dibatte in frenetiche trattative di resa: è la fine del ventennio fascista.

Le trattative per l’armistizio procedono per tutta l’estate e intanto gli angloamericani bombardano a tappeto le principali città italiane con lo scopo di annientare l’amor proprio degli italiani e di stroncarne anche la più piccola speranza di riscossa.

La città di Foggia soltanto conterà quasi 20 mila morti civili che, senza alcun motivo, sono stati aggrediti dalla violenza distruttrice della guerra anche dopo che gli obiettivi strategici erano stati distrutti.

Infine l’armistizio viene firmato a Cassibile il 3 settembre e la notizia viene diffusa dal generale Badoglio la sera dell’8 settembre 1943.

Gli Americani della V Armata comandata dal Gen. Clark, dopo essere sbarcati in Calabria, effettuano un ulteriore sbarco più a nord, a Salerno:

Lo  splendido golfo viene devastato in modo irreparabile. Intanto, sul versante orientale della penisola, il Maresciallo inglese Montgomery risale con la Vili Armata britannica lungo la Puglia e il Molise.

Il  Re Vittorio Emanuele III si sente al sicuro, con il governo e la famiglia trasferiti a sud, a Brindisi, protetto dagli Inglesi. Ma sul territorio nazionale, al momento della firma dell’Armistizio, l’8 settembre, erano presenti militari italiani in numero superiore a un milione di unità: avrebbero dato la vita per il loro re e si sarebbero battuti come leoni per difendere la nazione da una eventuale invasione tedesca dal nord. Ma né Badoglio né Vittorio Emanuele III emanarono ordini. Così si sciolse ingloriosamente anche lo Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano, la mattina del 9 settembre a Chieti, con un fuggi fuggi generale di principi, conti, marchesi, generali, ammiragli, e quant’altro poté mostrarsi capace di dare il peggio di sé.

Ne approfitta prontamente Hitler che dà il via all’operazione Alarico, vale a dire l’occupazione e il saccheggio dell’Italia centro settentrionale. Le truppe tedesche scendono in Italia e la occupano sia militarmente che politicamente. Il Feldmaresciallo Kesselring decide di bloccare l’avanzata vittoriosa delle Forze Alleate nel Centro Italia con uno sbarramento difensivo che diverrà famoso come Linea Gustav, uno schieramento di forze che si richiama in parte alla Prima guerra mondiale, ma in maniera più dinamica.

Si tratta infatti di varie linee di difesa che ripiegano l’una sull’altra, gradualmente, e permettono all’esercito tedesco di ritirarsi in maniera ordinata e limitando al massimo i danni. La Linea Gustav taglia la penisola in due e da Gaeta – sul Tirreno – arriva all’Adriatico attraverso la valle del fiume Sangro. Sicuramente nella scelta ha giocato un ruolo importante la maggiore concentrazione di montagne in questa zona. Cosi l’Italia, per otto lunghi mesi, sarà divisa tra nord e sud e l’Abruzzo si troverà a subire gli effetti nefasti de La guerra in casa.

Comunque, i bombardamenti degli Alleati sulle città italiane continuano senza sosta, anche dopo l’armistizio. In un primo tempo gli eserciti angloamericani conquistano rapidamente terreno e, di vittoria in vittoria, arrivano al confine fra Molise e Abruzzo, a est, e al confine fra Campania e Lazio, a ovest. I successi degli Alleati sono stati sostenuti dagli sbarchi di Salerno, di Bari, di Manfredonia e da quello di Termoli, a sorpresa, la notte fra il 2 e il 3 ottobre. In Abruzzo ci sono grandi aspettative.

La marcia inarrestabile del comandante britannico Montgomery ha alimentato nella popolazione la speranza di una veloce risoluzione del conflitto. Gli Italiani sono stremati dagli stenti, dai bombardamenti, dalla paura. Inoltre, dal momento in cui il re ha firmato l’armistizio e si è sganciato dal Patto d’acciaio, quei Tedeschi che erano già presenti sul territorio nazionale sono divenuti molto violenti.

Fra i civili, le truppe di occupazione germaniche, attuando la strategia del terrore e della terra bruciata, fanno ancor più paura. E’ per questo che gli Italiani che si trovano a ridosso delle zone di combattimento sperano che il fronte si sposti in fretta. Vengono da tre anni di sofferenze per una guerra non voluta e sognano che la marcia degli Alleati sia più rapida, che tutto finisca in fretta.

La nostra storia, quella raccontata in questo documentario, riguarda il fronte sul versante adriatico, dove l’Ottava Armata sta avanzando da un paio di mesi guadagnando terreno rapidamente. Ma i Tedeschi si sono insediati in tutti i centri maggiori e non trascurano il controllo anche sui paesi più piccoli e sulle contrade. Il dominio sul territorio è totale. Pattugliano le montagne, i corsi d’acqua, i boschi. Lavorano febbrilmente alla costruzione di trincee e per tale scopo rastrellano sia i giovani che gli uomini di età più matura. Ma in molti spariscono, si danno alla macchia, così come cercano di nascondere gli animali, per evitare che vengano requisiti dall’esercito tedesco. Il bene più prezioso, comunque, quello più a rischio e per il quale tanti Abruzzesi perderanno la vita, è la casa. Nella metà di novembre del 1943 l’esercito degli Alleati è in prossimità del fiume Sangro e si prepara ad attaccare lo schieramento difensivo tedesco. Il generale Montgomery, stratega vincitore della battaglia d’Africa, ha deciso di sferrare l’attacco nella zona orientale, tra Fossacesia e Lanciano. Ma, per alleggerire le difese tedesche in quella zona, crea una serie di movimenti di truppe nella zona fra Capracotta e 5. Pietro Avellana allo scopo di ingannare i Tedeschi e far credere che l’offensiva avverrà fra i monti a ridossi di Castel di Sangro, in direzione dell’Altopiano delle Cinque Miglia.

E forse bisogna credere a quanti sostengono che fra le cause dell’Eccidio dei Limmari possa esserci proprio la fretta di sgomberare la zona del fronte da qualunque traccia di civili, ribelli o possibili spie.

Forse una sorta di panico si impadronì dei comandi della Wehrmacht oppure il solito irrefrenabile desiderio di versare sangue innocente mosse gli aguzzini delle SS. L’impeto, la determinazione e la celerità con cui agirono i militari tedeschi la mattina del 21 novembre 1943 colsero di sorpresa gli abitanti del piccolo paese e fu lo sterminio di tutti. Nel documentario si descrive quale fosse la distribuzione dei casali sul territorio e quale la loro funzione; si racconta quale fu la scelta di gran parte degli abitanti di Pietransieri i quali, anziché sfollare verso Sulmona o altra destinazione, scesero verso i casali dei Limmari o verso altri casali. Si evidenziano due comportamenti diversi dei Tedeschi in due aree tra loro limitrofe: gli sfollati nei casali dei Limmari furono uccisi tutti barbaramente, mentre gli sfollati verso la masseria “del barone” e quelli che scendevano nel territorio in prossimità di Ateleta, per attraversare il fiume Sangro, furono risparmiati. Ed ecco i numeri della strage. A Pietransieri, fra il 16 e il 20 novembre 1943, i militari tedeschi del Terzo Reich uccidono ferocemente 18 civili e la giornata del 21 è quella più tragica in cui ne trucidano ben 110. Si tratta di donne e persone anziane e, fra di loro, più di 30 bambini.

Riepiloghiamo quel che accade nel giro di poche ore la mattina del 21 novembre 1943, con una carneficina che coinvolge quattro casali dei Limmari. Presso il casale D’Aloisio trucidano 5 persone e fra di esse, nel suo letto, una anziana donna inferma. E’ poi la volta del casale Macerelli, dove vengono assassinate 15 persone. Subito dopo, presso il casale Di Battista, massacrano 30 persone e fra di esse ci sono ben 11 bambini. Infine nel casale più a valle, quello dì Clemente D’Amico, la follia criminale esplode e vengono massacrate 60 persone. Anche quelle sono assassinate a colpi di mitra e fatte a pezzi con il lancio di bombe a mano, anche fra quelle c’è un gran numero di vecchi e di bambini. Fra di loro si salva soltanto una bambina, Virginia Macerelli, coperta dal corpo della madre che le fa scudo contro le raffiche di mitra. Di certo i giovani nazisti che agirono contro bambini, donne e vecchi infermi, furono belve assetate di sangue che commisero uno dei crimini più feroci di tutta la campagna militare italiana. Di quegli assassini tuttora non si conosce il nome. Se fossero dieci o se fossero venti non importa se fossero paracadutisti, artiglieri o alpini non fa differenza. Ma l’ala nera della morte è scesa su Pietransieri, portata dai venti di guerra, e l’orrenda falce si è abbattuta su un borgo indifeso e ha sterminato persone innocenti. Tutto si compì nell’arco di poche ore.

Ogni anno, nel tardo pomeriggio del 20 novembre, una fiaccolata attraversa boschi e campi di Pietransieri, nella zona della contrada Limmari. Siamo in Abruzzo, nel Comune di Roccaraso. Il territorio è come tanti anni fa: pochi casolari sparsi, distanti fra loro lungo i pendii che scendono verso il fiume Sangro.

Si va a piedi per ore in raccoglimento, e si fa tappa nei luoghi del terribile eccidio, fra i ruderi, nei boschi, nei prati.

L’eccidio di Pietransieri, pur nelle sue enormi proporzioni, può definirsi realmente una strage dimenticata. Nel dopoguerra, con non poco ritardo, furono avviate delle indagini per individuare i responsabili che, tuttavia, non portarono ad alcun risultato. La tragedia di Pietransieri divenne così uno dei tanti casi finiti nell’ «Armadio della Vergogna». Solo negli ultimi anni si sta assistendo ad un forte impegno da parte di istituzioni, storici, associazioni ecc., con iniziative di vario genere, nuovi studi d’archivio che contribuiscono a tenere sempre desta l’attenzione e permettono che questo tragico episodio possa rimanere scolpito nella memoria storica soprattutto delle nuove generazioni.

Nel 1967 fu costruito il Sacrario, sul luogo dell’abbattuta chiesetta di S. Rocco, dedicato ai Martiri di Limmari, in cui furono trasferite e tuttora riposano le spoglie delle vittime. L’inaugurazione avvenne il 15 luglio dello stesso anno con la presenza dell’allora presidente della Repubblica Giovanni Saragat, in occasione della consegna della Medaglia d’Oro al V. M.

Con decreto del 18/1/1967, il Presidente della Repubblica ha concesso a Pietransieri, frazione del Comune di Roccaraso, La Medaglia d’Oro al Valor Militare.

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Strage dei Limmari, Pietransieri (AQ) | Fausto D’Aloisio

Video a cura di Gotico Abruzzese  (https://www.goticoabruzzese.it/pietransieri-eccidio-limmari/)

Allegati scaricabili:

Locandina evento – Comune di Roccaraso

– Decreto Presidenziale del 18 Gennaio 1967

Bando 2019

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PREMIO DI GIORNALISMO D’INCHIESTA “GIUSTIZIA E VERITA’ – FRANCO GIUSTOLISI”

  • REGOLAMENTO DELL’EDIZIONE 2019

PREMESSA

L’8 marzo 2016 è stato fondato l’Archivio Franco Giustolisi- Onlus.

Un’Associazione che si propone di onorare la memoria e mantenere vivo l’insegnamento umano e professionale di Franco Giustolisi, uno dei più grandi rappresentanti di un giornalismo d’inchiesta che ha sempre mirato alla conoscenza della verità, rappresentando ai massimi livelli il modo di concepire la professione come una missione per la verità e la giustizia. L’Archivio Giustolisi si propone di favorire una riflessione e un confronto sui temi inerenti la professione giornalistica e mettendo in atto tutte quelle iniziative ritenute idonee al raggiungimento dello scopo sociale. All’interno dell’Associazione si colloca il Premio di giornalismo d’inchiesta “Giustizia e Verità Franco Giustolisi”, che nel 2015 ha visto il suo esordio grazie all’iniziativa del Comune di S. Anna di Stazzema che lo ha patrocinato e alla collaborazione della Presidenza del Senato che ha indetto a sua volta il premio Franco Giustolisi “Fuori dall’Armadio”.

La nascita dell’Archivio Giustolisi consentirà al Premio di toccare, di anno in anno, i vari Comuni tristemente protagonisti di eccidi, molti dei quali al centro della narrazione del libro “L’armadio della vergogna” (Link alla storia dell’eccidio di Roccaraso) dello stesso Giustolisi. Un itinerario ideale, attraverso il Paese, per dare voce a tutti i superstiti.

LA GIURIA

La Giuria è composta da dodici membri. Viene nominata dall’Archivio Giustolisi con apposita delibera. È presieduta da un giornalista di chiara fama scelto unitamente alla famiglia Giustolisi ed è composta da esponenti del mondo del giornalismo, del mondo accademico e del mondo della cultura.

Giuria 2019: Sandra Bonsanti (Presidente), Daniele Biacchessi, Marzio Breda, Vittorio Emiliani, Silvia Garambois, Livia Giustolisi, Bruno Manfellotto, Virginia Piccolillo, Vittorio Roidi, Marcello Sorgi, Luigi Vicinanza, Lucia Visca. Saranno loro a scegliere, tra quelle presentate, le inchieste vincitrici a cui andranno i premi.

ART. 1 ISTITUZIONE

L’Archivio Franco Giustolisi–Onlus e il Comune di Roccaraso con la Presidenza del Senato della Repubblica annunciano la V Edizione del Premio di giornalismo “Giustizia e verità – Franco Giustolisi”.

Il Comune di Roccaraso, in collaborazione con l’Istituto Omnicomprensivo “Sante – Di Rocco” ospita l’edizione 2019 del Premio di Giornalismo “Franco Giustolisi” e ne gestisce l’organizzazione.

ART. 2 FINALITA’

Finalità del Premio:

Onorare la memoria di Franco Giustolisi attraverso un Premio che ne ricordi la figura e il percorso professionale.

Favorire anche attraverso attività e manifestazioni collaterali al Premio, l’educazione e la formazione socio-culturale di giovani giornalisti verso la ricerca della verità.

Incentivare la promozione del giornalismo di inchiesta tra i giovani.

ART. 3 SCADENZE E MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

I vincitori del Premio verranno annunciati a mezzo stampa il 10 novembre 2019, quinto anniversario della scomparsa di Franco Giustolisi

I Premi verranno assegnati entro la fine dell’anno, a Roma, a seconda del calendario istituzionale della Presidenza del Senato, a inchieste realizzate da giornalisti all’insegna della verità, della giustizia e della pace realizzata e pubblicate (televisione, radio, giornali, libro, web) a partire dal 1 settembre 2018 al 16 settembre 2019. I lavori potranno riguardare qualsiasi tematica senza preclusione alcuna.

Per partecipare è necessario inviare:

  1. Il modulo di richiesta di partecipazione debitamente compilato in ogni sua parte scaricabile qui:
    Modulo richiesta partecipazione Premio Giornalistico – Libro 2019
    Modulo richiesta partecipazione Premio Giornalistico – 2019
  2. Copia di un documento in corso di validità;
  3. Il curriculum vitae (solo per esordienti);
  4. Due copie del lavoro pubblicato in formato cartaceo e in formato digitale con il quale si intende concorrere (o i link necessari per visionarlo). Il materiale digitale dovrà essere spedito completo in ogni sua parte alla mail: segreteria@premiogiustolisi.it , appositamente dedicata, anche in formato PDF.

Per la sezione editoria, tre copie del libro in formato cartaceo e in formato digitale

Le inchieste dovranno essere consegnate entro il 16 settembre 2019 all’indirizzo: PREMIO GIUSTOLISI presso FNSI, corso Vittorio Emanuele II, 349 – 00182 Roma.

I membri della giuria, dal 16 al 30 settembre 2019, potranno indicare lavori ritenuti meritevoli di concorrere al premio e non inviati.

Gli autori verranno quindi invitati a presentare la necessaria documentazione entro il 30 settembre 2019.

ART. 4 PREMI

  • Il “Premio Franco Giustolisi ‘Giustizia e verità’ – edizione 2019”: premio in denaro pari a € 3.000,00 erogato dal Comune di Roccaraso.
  • Il Premio Speciale 2019 “Franco Giustolisi – Fuori dall’Armadio” devoluto dal Senato.
  • Il Premio speciale della Giuria anno 2019 “Franco Giustolisi”.
  • Il Premio esordienti anno 2019 “Franco Giustolisi”
  • Premio di saggistica per opere edite.
  • Sezione Premio Scuole anno 2019 “Franco Giustolisi” riservato agli alunni delle classi V della Scuola Primaria (I premio € 150, II premio € 100, III premio € 50) e delle classi III della Scuola Secondaria di Primo grado (I premio € 300, II premio € 200, III premio € 100) dell’Istituto Omnicomprensivo “Sante-Di Rocco”

Gli alunni sono invitati a lavorare in gruppo su tematiche care a Franco Giustolisi (la seconda guerra mondiale, la resistenza, le sofferenze delle popolazioni, ma anche i problemi dei nostri territori, le eventuali trascuratezze…).

Scadenza: 16/09/2019.

Gli elaborati andranno consegnati all’insegnante referente del premio presso la propria Scuola.

ART. 5 SCELTA DEI VINCITORI

I lavori saranno organizzati autonomamente e i vincitori saranno scelti nel corso del mese di ottobre 2019 con una riunione plenaria della giuria e dei rappresentanti del Comune di Roccaraso. Verrà stilato un apposito verbale delle decisioni.

I vincitori saranno annunciati a mezzo stampa il 10 novembre 2019, quinto anniversario della scomparsa del giornalista Franco Giustolisti. La cerimonia di premiazione avverrà negli ultimi weekend dell’anno o nei primi di quello successivo.

ART. 6 RITIRO DEI PREMI

Il Premio assegnato, a pena di decadenza, dovrà essere ritirato personalmente dal vincitore nel corso della Cerimonia ufficiale dell’assegnazione del Premio.

CONTATTI

PREMIO GIUSTOLISI “Giustizia e Verità” presso FNSI, corso Vittorio Emanuele II, 349 – 00182 Roma.

Indirizzo e-mail segreteria@premiogiustolisi.it

Ufficio Segreteria 335 6992773