Franco Giustolisi è nato a Roma il 20 luglio 1925. Ha esordito a “Paese Sera”, poi “L’Ora” di Palermo, “Italia domani” e nel 1963 inviato speciale per “Il Giorno”, il nuovo quotidiano creato da Mattei. Quindi in Rai, al settimanale Tv7, e poi all’“Espresso”, per il quale ha lavorato dal 1976 fino al termine della sua vita. Ha collaborato poi con l’Unita‘,  Il Manifesto e Micromega.

Da sempre si è’ occupato dei temi più’ importanti della storia civile italiana per oltre 50 anni: dal banditismo sardo ai sequestri in Calabria, dal caso Mattei allo scandalo del Banco Ambrosiano, dalle stragi di mafia alla P 2, dal terrorismo alla mala sanità’, alla scuola, all’abusivismo edilizio.

Fino a pubblicare“L’Armadio della Vergogna”,  (Nutrimenti, 2004) cui ha dedicato oltre 20 anni della sua vita   fino agli ultimissimi giorni , con grande coraggio, passione civile e desiderio di giustizia.

Nel 1996 un suo articolo sull’Espresso ha fatto conoscere all’opinione pubblica lo scandalo degli occultamenti da parte della magistratura militare e della politica dei fascicoli (migliaia e migliaia di pagine) sulle stragi nazifasciste in Italia rimaste senza colpevoli. Da allora ha condotto una battaglia indefessa per far luce sull’occultamento,  spesso solo contro tutti.

Il titolo è nato molto prima del libro quando Franco Giustolisi seguiva le tracce dei fascicoli sulle stragi nazifasciste, volutamente occultati e ne scriveva per l’Espresso. Dopo lunghe e minuziose ricerche trovò in una stanzetta un’armadio con le ante misteriosamente rivolte verso la parete. Si incuriosì, lo fece aprire e trovò una quantità incredibile di fascicoli polverosi nascosti che contenevano gli elenchi di migliaia di vittime che attendevano e attendono ancora giustizia. Decise allora di chiamarlo l’Armadio della Vergogna. Per un duplice motivo, la vergogna per quello che conteneva, la vergogna per essere stato chiuso per oltre cinquant’anni, ma anche la vergogna di mostrarsi al mondo con il suo orribile contenuto e quindi di mantenere la propria “faccia”, le ante, rivolte verso il muro. Come ha raccontato dettagliatamente in una lunga intervista a Giovanni Minoli( La Storia Siamo Noi – Video).

Dalla grande diffusione delle inchieste e del libro, più volte ristampato, “L’Armadio della Vergogna” è diventato nel linguaggio comune sinonimo di tutte le stragi occultate.

Per questo motivo, gli è stata conferita la cittadinanza onoraria del Comune di Stazzema. Nel 2003 ha partecipato al volume collettivo “Tra storia e memoria. 12 agosto 1944: la strage di Sant’Anna di Stazzema” (Carocci, 2008). In questi anni è stato uno dei più attivi promotori delle diverse iniziative a favore della conoscenza e sulla verità sulle stragi nazifasciste.
Franco Giustolisi è stato uno dei più grandi rappresentanti di un giornalismo d’inchiesta che ha sempre mirato alla conoscenza della verità, rappresentando ai massimi livelli il modo di concepire la professione come una missione per la verità e la giustizia.
Già ricoverato in clinica nell’ottobre 2014, ha dato una lunga intervista al collega Daniele Biacchessi sul tema delle stragi nazifasciste, al centro del libro “Carnefici” (Sperling, 2015) a lui dedicato.

Con Pier Vittorio Buffa ha pubblicato “Al di là di quelle mura” (Rizzoli, 1984), un lungo e memorabile viaggio nelle carceri italiane in cui per la prima volta si denunciava la situazione di segregazione e di soprusi e di degrado dei detenuti e “Mara, Renato e io. Storia dei fondatori delle Brigate rosse” (Mondadori, 1988) caposaldo del giornalismo di inchiesta e di analisi sul fenomeno delle Brigate Rosse attraverso i racconti e i ricordi di Alberto Franceschini.

Il 10 novembre 2014 Franco Giustolisi è scomparso a Roma all’età di 89 anni.